Ronciglione, 23 agosto 2013.

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Antonio Chiappetta Ronciglione, 23 agosto 2013.

Luci stroboscopiche. Suoni, dapprima indistinti, che si trasformano poi in armonie. Una folla, non la solita folla, appena più piccola rispetto a quelle cui siamo abituati, ma sempre significativa. E – ancora una volta – si avvera quello che sempre si è saputo: nessuno è profeta in patria? Marco Mengoni ha scelto il suo paese, quello dove è nato, dove lo hanno visto da piccolo, per la sua rentrée. Ronciglione dovrebbe essere in festa. In effetti, il piccolo borgo laziale è stato preso d’assalto da migliaia di fans provenienti da tutta Italia, che hanno fatto da cornice festante alla esibizione del miglior cantante italiano. Già dalle prime note l’atmosfera diventava sospesa nel tempo, quasi incantata: era la magia delle note e di una voce del tutto particolare, a tratti flautata, a tratti potente, comunque sempre personalissima e perfettamente riconoscibile. Del tutto casualmente possiamo ricordare che Mengoni ha “anche” vinto il festival di Sanremo, evento che lo ha consacrato nell’Olimpo dei più grandi cantanti del secolo, ma – di fronte a quello che lui comunemente è, una voce senza paragoni nel panorama italiano – si tende a dimenticarsene, per farsi parte del canto, che si dispiega libero sopra le teste delle migliaia di spettatori. Marco come novello Orfeo? Può darsi. Sarebbe interessante vedere come reagirebbero le fiere al suo canto. Se, come nel caso dell’aedo greco, anche loro finirebbero – come gli spettatori – per restare incatenate al canto, smarrendo il senso del tempo e dello spazio….. sarebbe interessante provare. La zona è splendida. Oltre a Viterbo, che contiene in sé anche il suo borgo medievale, i vicini giardini di pietra di Bomarzo e di Bagnaia hanno, al loro interno, “bestie horrende” forse anche loro ascoltatrici di chissà quali antiche melodie, incantati ed resi immobili per l’eternità da arcani prodigi. Dopo le due ore di esibizioni, Marco non poteva sottrarsi agli inevitabili “bis”, così come gli spettatori non potevano sottrarsi alle emozioni di un tempo sospeso , di uno spettacolo durato comunque troppo poco. Ritornare è stato bello, avendo ancora nelle orecchie – e nel cuore – melodie e voci generate da uno strano e fortunato incantesimo, da un principe, un “re” non più matto ma ormai pienamente consapevole della propria magia incantatrice.

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