Marco Mengoni LLORONA – di Viviana Barone

9 maggio 2015 alle ore 1llorona8.44, Viviana Barone

 

 

 

 

 

 

Mantova Palabam , data zero del tour #Mengonilive2015 05-05-2015

 

Marco Mengoni                          LLORONA  

 

Di Viviana Barone – Del tutto imprevisto, a luci spente, un ritmo latineggiante invade la sala. La voce che emerge ha il sapore di antichi lai, appassionata ed appassionante canta in lingua spagnola lo strazio , si intuisce,  di un amore perduto. L’impatto è devastante per chi lì presente non si aspetta quel brano, che d’altronde pochi conoscono, rivisitato da un Mengoni che pare ne abbia assorbito tutta la “stravolgente”magia. E si resta lì in apnea, fiato stroncato, in attesa del prosieguo con il proprio essere invaso da quella Voce che rende l’Amore tangibile, fatto di carne ed ossa dolenti.

Credo fermamente  che soltanto quella voce e quell’umana sensibilità possano rendere e comunicare tutta l’ancestrale pena arrivata fino a noi da lontane radici.

Conosciuta principalmente attraverso le versioni di Lila Downs e di Chavela Vargas ma anche di Joan Baez, la Llorona è una canzone popolare che ha diverse varianti che si innestano su una radice comune rappresentata dall’invocazione della Donna che Piange, come protagonista o coo-protagonista di una storia dolorosa per pene di un amore perduto ma con risvolti esistenziali che travalicano i limiti del personale. Non a caso è stata adottata, in ulteriori versioni, anche in successive canzoni di protesta contro la guerra da parte di studenti.

Se dovessi raffigurarla , immediata si concretizza l’immagine dell’ Urlo di Munch ma la Llorona viene da molto più lontano.

E’ una leggenda messicana diffusasi anche in altri paesi sudamericani probabilmente perchè la sua origine viene fatta risalire alla cultura pre-colombiana e dunque profondamente radicata nell’immaginario collettivo e nelle radici culturali di quei popoli.  Si racconta di lei come di  una donna che, dopo la distruzione della capitale azteca dovuta a Cortes, vagasse di notte, vestita di bianco e dai neri capelli con il volto nascosto da uno scialle urlando al cielo il suo pianto disperato per la morte dei figli, secondo alcuni uccisi da lei stessa affinchè non cadessero nelle mani dei conquistatori.

Il tema originario sarebbe  dunque quello dell’amore materno, di una  “maternità distrutta per sempre perduta e rimpianta”  anche se spesso questo strazio  si identifica con l’amore per  “la donna amata, oggetto irraggiungibile  di tormentato desiderio”.  Anche facendola risalire al mito della Dea Madre, di origine ancor più antica, il pianto straziante deriva dal presagire il destino di morte e schiavitù che incombe su suoi discendenti.

Questi elementi così fortemente simbolici vengono ricondotti, nella versione della Vargas, all’accezione di un amore, sensuale e  totalmente pervasivo ma  solo brevemente  ricambiato, ispirato in lei dalla  famosa pittrice messicana Frida Khalo. A sua volta figura tragica la Khalo , nata con spina bifida e poi, in seguito ad un incidente , vissuta di fatto ingessata tutta la vita dopo aver subito ben 32 operazioni, è  un’ Artista,  recentemente riscoperta ed apprezzata anche in Europa, dalla vita intensissima sia a livello di esperienze sentimentali che sociali ed umane oltre che artistiche.

Ed allora come comunicare tutto lo strazio accumulato dalle origini fino ad oggi da questa “canzone” che pure intende trasmettere tutta la carica di un amore perduto ma mai sconfitto già solo per il fatto di esistere?

L’ultimo verso, “ti ho già dato la vita cos’altro vuoi di più” urlato all’essere amato,  al mondo, agli dei malvolenti, al destino avverso,  ben racchiude il senso di un donarsi che trova le ragioni della sua dignità nel donarsi stesso indipendentemente dall’esito felice del rapporto istaurato.

Todos me dicen el negro, Llorona     Tutti mi chiamano il negro, Lacrimosa

Negro pero cariñoso.                         Negro però tenero

Todos me dicen el negro, Llorona     Tutti mi chiamano il negro, Lacrimosa

Negro pero cariñoso.                         Negro però tenero

Yo soy como el chile verde, Llorona   Io sono come il peperoncino verde, Lacrimosa

Picante pero sabroso.                         Piccante però saporito

Yo soy como el chile verde, Llorona   Io sono come il peperoncino verde, Lacrimosa

Picante pero sabroso.                         Piccante però saporito

Ay de mí, Llorona Llorona,                  Ahimè, Lacrimosa, Lacrimosa

Llorona,llévame al río                          Lacrimosa, portami al fiume

Tápame con tu rebozo, Llorona          Coprimi con il tuo scialle, Lacrimosa

Porque me muero de frió                    Perché io  muoio di freddo

Si porque te quiero quieres, Llorona       Sì perché vuoi che ti ami lacrimosa

Quieres que te quieres más                    Vuoi che ti ami di più

Si ya te he dado la vida, Llorona             Se già ti ho dato la vita, Lacrimosa

¿Qué mas quieres?                                 Cos’altro di più vuoi?

¿Quieres más?                                         Vuoi di più?

Ed ecco che le vibrazioni trasmesse da lontane credenze e da immagini impresse in culture altre ma con nuclei emotivi ed esistenziali che anche noi condividiamo arrivano fino a noi attraverso un Interprete quanto mai versatile  e dalla voce duttile all’infinito. Perché è grazie ai suoi innumerevoli colori che  può penetrare e comunicare mondi diversi rompendo il muro dell’incomunicabilità verbale. Ed io non ne trovo altri dotati di simili doni. Ed è anche il motivo che gli consente di collegare  questo brano a quel memorabile Solo di sua produzione che accosta non solo per ritmo ma per intensità di ispirazione di lotta e dolore, ambedue solitari come sola nel suo strazio è la Llorona.

Alla Musica che è la sua tirannica dea dobbiamo il miracolo , a lui dobbiamo un grazie immenso  per riuscire a farsene interprete presso di noi.