L’inno dell’Amore Perduto

COPERTINA DI SOLO2

Di Concetta Guido

L’inno dell’Amore Perduto, così io definisco questa perla, riprende il “concept” della solitudine che lega i brani di SOLO2.0. I tocchi lievi ma decisi sul pianoforte, all’inizio del pezzo, sembrano quasi scandire le note di una marcia funebre, per un amore che muore, ma non solo per un amore, si potrebbero riferire anche ad altre morti, più metafisiche, forse. “Tanto il resto cambia”. L’inizio è struggente, come la voce di Marco, quasi rotta dal pianto ( lui recita cantando). Lui, solo, non dorme e intanto la notte sta tramontando per lasciare il passo al nuovo giorno. Pensa a Lei e sente il vuoto, disperatamente. La fine di una storia – “siamo soli adesso pure noi. Non so chi mi aiuterà a dimenticarti, quando me ne andrò da qui”.- E’ inevitabile. Anche che lei sarà di un altro…Passeranno le stagioni, la neve scenderà e il silenzio che avvolgerà il mondo, cancellerà anche Lei. Ma la stagione dell’amore non arriverà mai più, eppure, forse…un dialogo sarebbe ancora possibile. Forse. Le tonalità altissime che la voce di Marco raggiunge , accompagnata dal suono del pianoforte e dei violini e dall’orchestra, sono da brivido. Forse sarebbe più esatto dire che la voce accompagna l’orchestra, e non viceversa. Le immagini che il connubio fra voce e orchestra suscita, sono forti e vivide, sembra quasi di assistere ad un film. Si sentono, palpabili, gli stati d’animo del protagonista, la disperazione, il desiderio di riprendersi e poi di nuovo il crollo, ” Non so chi mi aiuterà a dimenticarti… vivrò ma non vivrò mai”. Chi non ha provato, almeno una volta nella vita, tali sensazioni? ” Amore, croce e delizia, delizia al cuor “. Io amo ascoltare in cuffia “Tanto il Resto Cambia”, le emozioni viaggiano alla velocità della luce. “Se cambierà per Te nascerò ancora……” La voce invade la mia anima, penetra dentro con forza, mi conquista e mi annienta, mi priva di ogni volontà. Mi porta direttamente in Paradiso, o all’Inferno. I miei stati d’animo mutano, si alternano, contrastanti, schizofrenici. “Non so chi mi aiuterà a dimenticarti, quando me ne andrò da qui….” Ogni mia volontà è perduta, “quanto male ci starò che sarai di un altro vivrò, ma non vivrò mai. Mille volte scoprirò che non mi innamoro…” Ed è l’oblio, la morte dolce, una lenta agonia, cercata e amata. Questi attimi, brevi, diventano eterni, la Musica ogni volta ri-crea dei momenti di magia, sempre nuovi e sempre uguali, le note ogni volta rivivono, ad ogni ascolto si rinnovano e splendono nell’anima….La Musica è Amore. E ascoltare e guardare Marco è come trovare l’essenza stessa dell’Amore!