Libera interpretazione del Videoclip Dall’Inferno di Marco Mengoni.

 Concetta Guido

Citazioni, rimandi, un caleidoscopio di impressioni diverse e contrastanti: tutto questo in un video intricato e misterioso. “Dall’Inferno” – di Marco Mengoni – è tutto questo e anche di più. Evidente il richiamo alla scena di “American Beauty”, la vasca con i fiori galleggianti, Qui, nel video,con le fragole, la bellezza misteriosa, il sogno proibito….. ma non è solo questo. Il cultore appassionato di pittura riuscirà a vederci anche un rimando “colto”: emerge, dalle acque piene di fiori, l’Ofelia di Millais, l’Ofelia triste per un moderno Amleto dagli occhi pieni di “saudade”, di malinconia. La versione moderna del “bello e dannato”….Marco con sguardo luciferino, riveduto e corretto da una musica contemporanea, moderna e accattivante, incredibilmente Rock. Il testo, poi, fa tutt’uno con la musica, secondo la lezione indimenticata di Wagner. Won ton drama in chiave pop. E il testo ispira e sottolinea l’azione scenica. La bellezza delle immagini non è mai fine a se stessa. Il racconto si snoda, onirico e allusivo, eppure coerente con il testo…..la ragazza porge qualcosa a Marco…. delle fragole. Forse un pegno d’amore? No, il rosso del frutto è il rosso del sangue, impregnato di passione e di peccato….Forse il rimando è alla genesi biblica del peccato originale. La ragazza novella Eva porge il frutto proibito ad Adamo. Ed è presente anche il serpente tentatore, sia pur figurato e molto simbolico, un rettile di foglie morte, divenuto camminamento. Ma la Eva Qui è monda dal peccato, dopo il lavacro purificante nella vasca dell’inizio. Dalla quale esce in un rewind, grondante di acqua. E si presenta all’Uomo primigenio cambiata d’abito, dal verde della speranza si è passati al bianco della purezza virginale. E quando sembra che il racconto si assopisca, ecco la voce del cantore, il volto dell’interprete, vero filo conduttore della narrazione, in una vicenda sospesa fra i desideri che sono stati ed un futuro incerto… che non c’è ancora eppure si avverte nitido, come un presagio malevolo, seducente….. e la musica è onnipresente, pervasiva…. non si può sfuggire a questa musica. Ma la vera allegoria della narrazione è rappresentata dal fantoccio di legno che brucia acceso da un falò. E in questo fantoccio-uomo stilizzato- Marco si imprigiona. Ma ne esce indenne. Lui dopo che questo brucia apre una porta e se lo ritrova davanti indistrutto dal fuoco purificatore e non distruttore. E poi il bonsai. Simbolo forse della perfezione e del TUTTO racchiuso nel MINIMO che tutto racchiude e comprende. E poi il riferimento alla Musica. Il pianoforte che cade a precipizio in uno specchio d’acqua e la chitarra, simulacro in un sacrario. Forse simbolo della Musica che sempre si rinnova pur immortale in un eterno presente – il pianoforte buttato via, il passato recente di cui liberarsi, e la chitarra il futuro che si intravvede in un flash. L’Uomo Marco si spoglia dalle sovrastrutture e dai vincoli scontati e non solo. E si mostra ‘nudo’ pronto a ricominciare pervaso da una rinnovata energia, che esplode silenziosa e pur non senza sofferenza, e foriera di nuovi sviluppi e nuova vita. DALL’INFERNO. ( IL BRANO) Un brano dalle atmosfere gotiche, un salto di qualità notevole rispetto alla leggerezza cui Marco sembrava volerci abituare. La Voce angelica qui assume toni dark e drammatici. Un sapore di metal, una spruzzata di hardrock, un ‘sentiment’ di angoscia diffusa. Marco l’oscuro Signore, Marco il Tentatore ( “seguo l’ordine che hanno dato gli Dei e non mi fermerò” ). La dicotomia presente in “Credimi Ancora” assume qui livelli insostenibili ( ” Mi nasconderò, tu già dormi e non sai quale maschera avrò”). La Musica accompagna in un crescendo di ansia e di angoscia. Un testo che ben si adatta all’atmosfera, con reminiscenze addirittura goethiane e miltoniane: Faust e Il Paradiso Perduto fanno capolino dai testi e sembra di coglierne un’eco diffusa nelle note. Le parole scandite con lentezza esasperante suggeriscono l’idea dell’attimo che vive eternamente. La Voce, nei lamenti fra le righe, sembra provenire dalle profondità dell’ Inferno. Potrebbe sembrare esagerato voler richiamare – per quella che è una canzone- cotanti padri nobili della letteratura, ma è indubbio che in questo tempo di internet e velocissime fruizioni di rapide intuizioni, anche le pillole di cultura che questo testo ci somministra non possono e non vogliono essere ignorate. E’ l’effetto globale che conta e, l’effetto, è ottimo. Di straniamento, quasi si direbbe. L’impressione di essere trasportati al limite di ‘una lotta cosmica’ nella quale l’uomo Marco assiste a qualcosa che lo potrebbe portare all’orlo di un Abisso. Ma da questo, forse, si ritrae. Memore dell’ammonizione di Nietzsche: “Stai attento a non guardare troppo nell’Abisso o sarà l’Abisso a guardare dentro di Te!”

Pensieri. Obnubilamento.Ricerca del SE’.

Marco Mengoni

Marco Mengoni

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Concetta Guido

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