Il memorabile concerto al teatro Valle occupato

valle

NOTA DI CONCETTA GUIDO

COME UN GABBIANO SULLE NOTE.

10 dicembre 2012 alle ore 12.43 A distanza di molti mesi, da quel giorno di marzo, un’immagine vivida e bellissima si ripresenta, di tanto in tanto, davanti ai miei occhi. Un’Orchestra di cento violoncellisti, molti di loro giovani, con i loro luccicanti strumenti, consapevoli di essere protagonisti di un evento che riveste un’importanza non solo musicale ma soprattutto sociale, e un cantante italiano, anch’egli giovane e datore di emozioni che elargisce a piene mani, accucciato fra di loro. Sarah Jane Morris in piedi, davanti , il maestro Sollima al suo violoncello, che suona entusiasta, il maestro Melozzi accompagna tutti! Marco, lì ad intonare un pezzo, quel Natural Blues di Moby, che segue un’esibizione avvenuta poco prima, ricca di contenuti e di suggestioni magnifiche che lasciano il segno in chi era lì, ad ascoltare e ad applaudire. Un’immagine che tanto racconta di quel giovane e carismatico interprete. Racconta di poco più di due anni di passione e impegno nel mondo della musica, di un discorso da poco, dunque, iniziato con un pubblico adorante, la sua gente, che mostra ad ogni evento al quale Lui partecipa, di essere preparato a recepire dei messaggi, quasi cifrati, e decodificabili non facilmente da una massa di persone educate all’ascolto di una musica più commerciale e di più facile presa e comprensione. Il rapporto che si instaura con il pubblico, con la piazza, è un qualcosa di veramente unico e sorprendente. Un trascinatore di folle, insomma, dal fascino ipnotico e intrigante. Uno che di certo non passa inosservato e, in bene o in male, fa parlare di sé. Certo, dal mio punto di vista, chi ne parla in termini non lusinghieri, è mosso da invidie, o da paura a confrontarsi con l’inusuale, con la difficoltà che spesso si incontra nel momento in cui bisogna comprendere…l’incomprensibile, per grandezza intrinseca. Ma tutte queste sono solo parole. E le parole spesso hanno la necessità di essere rese esplicite da cose concrete. Affacciamoci, dunque, alla loro verifica sul ‘campo’. Seguitemi! Voglio mostrarvi Marco Mengoni in action. Spero che questo breve excursus che narra di un fatto durato poche decine di minuti, sia efficace per valutare e per comprendere. “…Ed ecco a voi uno dei più grandi talenti della musica italiana degli ultimi anni….ho il grande onore di presentarvi il grande Marco Mengoni…” Teatro Valle di Roma, il diciassette di marzo del duemiladodici. Marco, sempre sensibile e pronto a partecipare ad eventi benefici e dove occorra una testimonianza in favore dei più deboli, è stato invitato a partecipare ad un Concerto al Teatro Valle,occupato, e in modo serio, per portare all’attenzione della collettività, il problema dei tagli alla cultura, che minacciano di far chiudere teatri e di far perdere il lavoro ai tantissimi occupati, con l’aggravante di rendere difficile la divulgazione dell’arte e della cultura – e basterebbe solo questo per rendere sacrosanta l’occupazione – . Cento violoncellisti e tanti nomi illustri della musica intrnazionale, hanno dato vita ad una tre giorni di musica, proprio per rafforzare ed in nome di questa protesta. Sono in Teatro anch’io, per applaudire e per partecipare il mio sostegno. E, inutile negarlo, per applaudire, ancora una volta, il mio artista del cuore, quel Marco Mengoni, appunto, che con parole di stima viene presentato dal maestro Enrico Melozzi, uno dei musicisti che hanno preso a cuore il problema del Valle, comune, in verità, a molti templi della cultura italiana. Ho percorso circa seicento chilometri di autostrada, in auto con amici, per essere presente. Toccata e fuga a Roma, la città più amata, che mi ha visto giovane studentessa della Sapienza, per un weekend non programmato, ma deciso all’ultimo momento, benchè desiderato da giorni, in vista dell’Evento. Ma quando una cosa deve verificarsi, si verifica. E a volte i sogni si realizzano. Anche inaspettatamente, percorrendo vie traverse. Questa volta ad opera di una mia cara amica, che mi telefona per salutarmi, dicendomi che sta partendo per Roma, con altri amici. E mi chiede se, per caso, voglio partire con loro. Ed io: “Cara, vengo volando!” Ed eccomi qui, fra i tanti, accorsi per seguire il Concerto. L’atmosfera è bella, si respira un clima di pacifica e costruttiva lotta per degli ideali, non si avvertono rabbia e risentimento, che spesso in altre situazioni analoghe sono palpabili. E poi in questo antico teatro capitolino si respira l’Arte. Intorno alle 21 inizia il Concerto, con l’entrata in scena dei cento Violoncellisti. I primi artisti si esibiscono, con grande e meritato successo. La performance straordinaria di Sarah Jane Morris è sicuramente tra le più applaudite e più ricche di potenti suggestioni. . Ma…molti in teatro aspettano Lui, Marco. Anche io trepido al pensiero di risentirlo cantare, di toccare ancora una volta con mano quanto grande sia il suo talento. La presenza delle sue irriducibili fans si fa sentire, eccome. E poi Lui arriva. Presentato in pompa magna dal maestro Melozzi. Le fans urlano, come sempre, al suo apparire. Io, invece, sto zitta. Mi voglio godere la sua presenza, non voglio perdermi neppure uno dei dettagli della sua esibizione. Il mio entusiasmo potrebbe distrarmi. E poi questa sera Marco è diverso. D’altra parte Marco è sempre diverso. In ogni concerto live, in ogni performance televisiva, in ogni partecipazione. Lui respira, e assorbe, l’atmosfera del luogo, il calore degli spettatori, in modo congeniale all’occasione. Cambiando luoghi e persone, anche lui cambia. Questa sera l’evento è particolare, come particolare è il contesto. E questo, da grande intuitivo quale Lui è, lo percepisce. Appare e subito si entra nel vivo di un unico e straordinario contesto artistico e sociale. L’abbigliamento è dimesso, trascurato, volutamente. I capelli spettinati, che ti fanno ricordare uno appena alzatosi dal letto. Non calza scarpe, solo dei pedalini, uno addirittura indossato a metà! Le scarpe, forse, avrebbero interferito con alcune sensazioni immediate, e volutamente, non dovevano essere mediate da una suola. Le antiche assi del pavimento del Valle raccontano tanto. Sono solo apparentemente mute. Ma a stare su di esse, una persona particolarmente sensibile deve sicuramente ascoltare sussurri e grida, di un passato glorioso fatto di arte, di sacrifici, di impegno e di VITE pienamente vissute, forse, oppure bruscamente interrotte. E Marco, forse, vuole non perdersi neppure uno di questi sussurri. E poi, stando a piedi nudi, si respira un qualcosa di unico, che riporta a un senso di libertà assoluto ed ancestrale. Mi viene in mente il Marco con le mani legate dietro la schiena, in foto diffuse da persone del suo primo staff, ai tempi della preparazione del Cd SOLO 2.0. In questo momento Lui ha le mani libere, è libero. In un contesto, quello del Valle, che anela alla libertà, della cultura e della musica. E Lui esprime in tal guisa queste aspirazioni, questi desideri di tanti, lì al Valle, Occupato, per liberare l’arte da vincoli meno aulici e più terreni, mentre l’arte è ultraterrena, e, se fatta a certi livelli, puro spirito. Sul palco fra Lui e il maestro Melozzi si stabilsce subito un sincero feeling. Stima reciproca, è evidente. E Marco scherza, appare divertito dalla simpatia di Melozzi, è a suo agio. E libera anche la voce. Intona pezzi lirici, brevemente, passando dalle tonalità acutissime del soprano a quelle potenti del tenore, con estrema disinvoltura. E non è anche questo ‘volteggiare’ fra le Note un’espressione di brama di libertà? Sì, si libra nell’aria, sopra l’azzurro del mare, come un gabbiano, libero e padrone del volo, giammai stanco, perchè la sua propria natura e l’istinto favoriscono il suo andare felice, portato nel vento, pur immobile, da correnti spontanee e così naturali.! E, dopo questi virtuosismi, quasi estemporanei, passa a cantare uno dei pezzi forti del suo ultimo Cd, e intona le note Note de L’equilibrista. E qui, anche questa canzone pare avere un più profondo e diverso significato. Voce e violoncelli. Incanto assoluto. E finisce con un recitativo, questa interpretazione, quasi un omaggio ai recitativi tanto cari all’Opera lirica settecentesca, a Mozart e ai suoi contemporanei – il Teatro Valle è attivo fin dal 1724, avrà pur ‘ascoltato’ dei pezzi live, ed in quell’epoca, di quel genere, e adesso freme di passione, di nuovo!- in quel recitativo c’è tutto un mondo di sensazioni, di suggestioni, di intimo. A seguire una particolare versione di Credimi Ancora, contenitore di accenni inediti di Cuore Matto, Rithmn of the Night, dell’Inno di Mameli, nel giorno dedicato all’Unità d’Italia, di Bella Ciao. E’ tutto fortemente simbolico, in questa esibizione. Tutto voluto, niente lasciato al caso. Solo,chissà, casuali le sue improvvisazioni sui virtuosismi vocali. Ma con una voce così…tutto è possibile fare, anche improvvisare. E’ una sorta di evoluzione su un trapezio circense, senza rete di protezione. Ma tanto non c’è pericolo di fatali cadute. Poi, che emozione…il duetto, un momento di Blues, con la grande Sarah Jane Morris, che ritorna sul palco per cantare con Marco. Il maestro Sollima, il principale ispiratore di questo evento, accompagna con il suo violoncello, Melozzi suona come un matto….. La Morris, l’artista dal talento già espresso in anni e anni di carriera ai più alti livelli, con il giovane talento che sta facendo, da poco, conoscere le sue alte virtù. E’ un incontro emozionale ed emozionante. Tra il pubblico vedo molti occhi lucidi. E poi… silenzio e ascolto. La voce naturalmente blues di Marco si esprime in piena libertà – e ritorna il concetto espresso sopra – La voce blues della Morris si esalta ed esalta quella del nostro. E’ veramente una ‘celeste corrispondenza di amorosi sensi’. Dapprima il giovane Marco sta zitto, sorride e ascolta ammirato e concentrato la grande interprete, poi si lancia. In questo momento l’improvvisazione la fa da padrona, Marco dice, divertito, che farà dei versetti! Infatti, più che cantare fa vocalizzi, con una voce da urlooooooo! Che atmosfera! I protagonisti sul palco si divertono, ad improvvisare! Sono molto disinibiti, sciolti, si esibiscono con allegria, addirittura Melozzi accenna con il violoncello “Il piccolo cosacco’ e la Morris e Marco si prendono a braccetto e ballano!!! Mi vengono in mente delle scene di film americani degli anni cinquanta, quei vecchi film in cui delle sequenze sono dedicate alle esibizioni – in quei locali tipici, dove gli odori si mescolano al fumo di sigarette, creando un qualcosa di particolare, di ‘vissuto’ senza regole e schemi…. – dei grandi performers del Jazz e del Blues. Poi la grande d’elezione ascolta rapita il giovane, con compiacimento e meraviglia. Il suo sguardo e il suo abbraccio sono molto eloquenti. Si, meno male che ero lì, ad ascoltare e a vedere. E’ un connubio emozionante, di Voce e Talento. E Marco si accuccia fra i violoncellisti, quasi a voler lasciare a loro la meritatissima scena – certamente, durante tutta la sua esibizione, la sua voce ha accompagnato la grande orchestra e la grande orchestra ha accompagnato la sua voce, in un dare e ricevere reciproco, continuo e gratificante – ed intona Natural Blues di Moby. Con i suoi calzini, uno infilato a metà, senza scarpe, vestito senza lusso, con i capelli scomposti. A voler richiamare l’attenzione altrui solo, e soltanto, sul lato artistico, a voler quasi mortificare una bellezza comunque evidente, a voler essere nello spirito dell’evento, senza altre luci se non quelle della ribalta. Marco, conscio come mai del suo valore, sicuro di se stesso, eppure senza ostentazioni, che sarebbero risultate stonate. Si, in questa bellissima serata non sono accordati solo gli strumenti musicali, ma, fra loro, le anime dei generosi partecipanti. Tutto è stato magnifico e Marco è stato grande protagonista. E il pubblico ha capito l’importanza di questo evento, partecipando con passione e orgoglio di essere parte del tutto! IL GABBIANO Se fossi un gabbiano con te adagiata sulle mie piume, le tue braccia serrate al petto mio, volerei lontano sulla spiaggia dei sogni, dove il cielo confonde le idee, il mare verde affonda i ricordi.Io e te, soli, e come il gabbiano, finalmente liberi di andare,restare,tornare! ( Francesco Picca, Bari, anni 80.

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