DISCORSO AD UN RE

 Viviana Barone

Piccolo re del tuo piccolo reame, cosa c’era nello specchio dei tuoi desideri? Alla vista tenero tanto da infrangere le più coriacee resistenze ma con una chiara impronta di determinazione nello sguardo e nelle fattezze, forse già sognavi di ricrearti quel regno dorato che allora ti circondava? Un sogno che appartiene a tutti noi ma che la vita spesso fa franare nell’urgenza quotidiana imposta da esigenze di sopravvivenza psicologica, affettiva e perfino fisica. Ed alla fine lo specchio rimanda le immagini capovolte laddove il regno viene sostituito da una deprimente prigione di battaglie perdute, di libertà impedite, di delusioni subite e di sogni spezzati. Perché dalla valle dei re si esce, ne esce il traditore ma anche il tradito se non possiede dentro di sè una visione più forte delle contingenze che lo vincolano alla mediocrità. Se ne esce senza ritorno se al di là ed al di sopra di tutte le ferite che il passaggio dall’infanzia alla maturità comporta, il piccolo re non riesce a mantenere vivo un fuoco interiore, una dedizione alla propria vocazione più forte e decisiva che riempia di significato anche le sconfitte. E più alto è il rango e più impervie sono le strade da percorrere, più elevati i sogni e più ardue le vette da scalare e più profondi i burroni da scansare. Ed allora la dote sovrana diventa il coraggio, la guida più potente la voglia di volare che resta inalterata attraverso le varie morti e successive rinascite. E se è vero che siamo fatti “della stessa sostanza dei nostri sogni” è anche vero che i nostri sogni si vestono del nostro vissuto perché troppo facile sarebbe vivere il proprio tempo con un distacco dal reale per perdersi nella fantasia o nelle dipendenze. Credo che tu , piccolo re, abbia imboccato la strada dei tuoi desideri e che abbia finito , nell’autenticità che ti porti addosso, per diventare un modello per molti che scoraggiati e sfiduciati abbiano intravisto, grazie al tuo esempio, un percorso di nuovo possibile per non abbandonarsi alla perdente rassegnazione, una luce, forse anche solo uno spiraglio riflesso del tuo funambolico fuoco interiore. Tu piccolo re che non ti sottrai alle battaglie del tuo tempo forse hai attinto proprio da quei sogni bambini e dal calore che ti circondava la forza magica che emani e si condensa nel miracolo della tua comunicazione musicale. Così potente quest’ultima che riesce a far condividere quel tuo mondo di note e gesti laddove la fragilità ha lo stesso immenso valore della forza, dove l’equilibrio è fatto di tanti “disequilibri” che si intersecano, dove la disperazione si apparenta comunque con la speranza. Ed è così che il tuo specchio, per quanto capovolga le immagini non riuscirà mai ad imbruttirle o vanificarle per la loro specifica connotazione di libera compresenza degli opposti e tu non sarai mai Dorian corrotto dentro e splendido fuori , angoli bui ed angoli luminosi hanno trovato un’armoniosa conciliazione per quella forza che li ha forgiati in unico essere che è diventato Re non più bambino ed è tornato nella sua valle ora con il suo impavido seguito. E così perfino quella dose di narcisismo che ti vive dentro si tramuta in una nobile voglia di condivisione delle origini del sogno e della dimensione del reame. Un modo di connettersi agli altri infrangendo le barriere del formale e delle distanze attraverso quel benedetto ineguagliabile tramite, quel dono a te così generosamente fornito, quella Voce da alieno che moduli a tuo piacimento per arrivare dritto fino a tutti noi senza lasciarci scampo. E così anche noi fortunati ritroviamo il nostro Eden perduto…e chi lo lascia più?

la valle